
La Gen Z è sempre più polarizzata in politica
Molte elettrici prediligono le istanze progressiste, mentre la controparte maschile pende per quelle conservatrici
24 Febbraio 2025
Dalla Corea del Sud al Regno Unito, passando per la vicina Germania e i lontani Stati Uniti, sta emergendo trend significativo tra gli elettori under-30: sempre più donne si orientano in misura crescente verso i partiti progressisti, mentre sempre più uomini della Gen Z sono propensi a sostenere le forze conservatrici. Il fenomeno è oggetto di particolare attenzione in Paesi come gli Stati Uniti, in cui l’analisi delle dinamiche elettorali all’interno dei diversi gruppi demografici è tradizionalmente molto approfondita. Gli esperti che si interrogano sulle possibili cause di questa polarizzazione di genere suggeriscono diverse ipotesi. Innanzitutto che le giovani donne siano più sensibili a tematiche come i diritti civili, l’uguaglianza e le politiche ambientali, che spesso trovano maggiore rappresentanza nei partiti progressisti. D’altro canto, parte dell’elettorato maschile appartenente alla Gen Z potrebbe essere attratta dai valori conservatori come il merito individuale, il rifiuto del politicamente corretto e una certa avversione al femminismo.
New YouGov poll reveals most Gen Z Americans aged 18-29 FAVOR Trump pic.twitter.com/k2NJEnnWaT
— Benny Johnson (@bennyjohnson) November 26, 2024
Un’altra possibile spiegazione dell’inclinazione delle giovani elettrici a sostenere i partiti progressisti potrebbe anche risiedere nel contesto politico e sociale in cui hanno iniziato a votare. Molte di loro hanno vissuto l’ascesa di Donald Trump, che fin da subito non ha nascosto il suo risentimento per il movimento femminista e che si è mostrato più volte sprezzante verso le donne. L’abrogazione della sentenza Roe v. Wade, poi, ha fatto il resto. Nel 2022, infatti, la Corte Suprema statunitense (a maggioranza repubblicana) ribaltò la storica decisione che dal 1973 garantiva l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza su tutto il territorio nazionale. In sostanza, oggi ogni singolo Stato americano può decidere di adottare la legislazione che preferisce senza vincoli da parte del governo centrale. In questo contesto, oltre dieci Stati hanno vietato o limitato il diritto all’aborto, costringendo moltissime donne a uscire dai confini nazionali per effettuare un’interruzione di gravidanza senza il rischio di ripercussioni legali. L’abrogazione della sentenza Roe v. Wade fu un’importante vittoria per i Repubblicani, che da tempo stavano portando avanti una campagna anti-abortista a livello nazionale. Non stupisce quindi che sempre più donne elettrici scelgano di allontanarsi dalle istanze dei candidati repubblicani, molti dei quali sostengono pubblicamente che le donne non debbano ambire a emanciparsi.
Numerosi giovani uomini, invece, sono sempre più attratti dalle politiche tipiche delle destre perché ritengono che il genere maschile abbia perso influenza in ambito economico, culturale e politico proprio a causa dell’attenzione crescente del sociale per l’uguaglianza sociale. Uno dei fattori che contribuiscono a questa polarizzazione di genere nelle abitudini di voto è la strategia adottata da diversi politici di destra, che attraverso discorsi mirati e una forte presenza mediatica sui social stanno abilmente capitalizzando sul risentimento degli uomini, riuscendo a incanalare il malcontento di una parte di giovani e convincendoli che il progresso sociale ed economico sia avvenuto a loro discapito. Anche il Telegraph, nel cercare di comprendere la tendenza degli uomini Gen Z per votare conservatore, punta il dito contro le «insensatezze anti-scientifiche» e le «fake news che sgorgano dai social media». Un altro elemento chiave del fenomeno è il divario nell’istruzione. Le giovani donne tendono a raggiungere livelli di istruzione più elevati rispetto alla controparte maschile, e numerosi studi evidenziano come un grado di scolarizzazione più alto possa essere correlato a una maggiore propensione a sostenere politiche progressiste. Questa divergenza nei percorsi educativi e nelle influenze culturali non solo incide sulle scelte politiche individuali, ma potrebbe avere implicazioni di lungo periodo sulle dinamiche elettorali. La questione assume contorni ancora più rilevanti alla luce del crescente peso elettorale della Gen Z, destinata a influenzare la politica futura. Se il divario di genere nella scelta di voto dovesse consolidarsi, potrebbe emergere una frattura sempre più marcata tra uomini e donne, con conseguenze significative sul dibattito pubblico e sulle strategie adottate dai partiti per conquistare il voto giovanile.