
Coachella non è più a Coachella
La democratizzazione dei grandi concerti
26 Febbraio 2025
Una volta, per i Millennial più giovani e per la fetta più anziana della Gen Z, il secondo weekend di aprile significava solo una cosa: Coachella. Il festival di musica e arte di Indio è stato per anni un fenomeno culturale che trascendeva la localizzazione geografica e la musica; era pura mania. Con il suo set design, la moda e gli invitati, Coachella aveva creato una formula infallibile che sembrava intercettare perfettamente i bisogni sia di chi dedicava tre giorni della propria vita a vivere in mezzo al deserto di Palm Springs, sia di chi, da casa, alimentava un sogno attraverso l’estetica californiana che spopolava su Tumblr all’epoca. Oggi, però, Coachella non attecchisce più come prima. È difficile spiegare il perché: forse l’hype si è affievolito, o semplicemente gli eventi musicali si sono decentralizzati. Basti pensare agli ultimi tour delle grandi star, dall’Eras Tour di Taylor Swift al Renaissance Tour di Beyoncé fino al joint-tour di Charli xcx e Troye Sivan – lo SWEAT Tour – passando per la crescente democratizzazione dei festival musicali. Mai come ora in Europa si sono visti così tanti eventi con line-up dello stesso calibro di Coachella: il Primavera Sound di Barcellona e Porto, lo Sziget di Budapest, il Lollapalooza a Berlino e Parigi, per non parlare dei festival di musica elettronica come il C2C di Torino (ora sbarcato persino a New York) e il Polifonic in Puglia. A ciò si aggiunge un dato sorprendente per l’Italia, per anni dimenticata dalla maggior parte dei grandi artisti internazionali: ora è diventata tappa fissa di molti tour. Dal ritorno, dopo 11 anni, di Tyler, The Creator a Milano, fino alla nuova wave di artisti coreani che fanno sold-out immediati, basti pensare alle Blackpink che hanno inserito l’Italia nel loro prossimo tour. Forse il disinteresse per Coachella non è dovuto esclusivamente all’ammasso di influencer che regnano sull’evento, quanto piuttosto al fatto che non sia più un appuntamento così unico nel suo genere.
Uno dei problemi principali di Coachella risiede nelle spese immani che gli interessati devono sostenere per un weekend. Il pass per la general admission nel 2024 partiva da 499 dollari, mentre il VIP superava i mille. Sommando voli, alloggio, cibo e bevande, il totale per un festival di 3 giorni può arrivare a diverse migliaia di dollari (e per chi viaggia da oltreoceano i costi raddoppiano quasi). Proprio per questo il festival non riesce più a vendere nella stessa misura di un tempo: i biglietti vanno ancora a ruba, ma la domanda per il 2024 è calata del 26% rispetto al 2023, tanto che il sold-out si è raggiunto in oltre 6 ore, anziché nei 40 minuti registrati nel 2015. È pur vero, come rilevato da Skyscanner, che il turismo musicale è uno dei trend più rilevanti degli ultimi anni nel settore viaggi, capace di trascinare milioni di fan in giro per il mondo. Lo abbiamo visto anche quest’estate con il tour di Taylor Swift, che negli Stati Uniti ha contribuito a far lievitare il PIL nazionale di 4,3 miliardi di dollari, secondo Bloomberg Business. In Europa, però, il turismo musicale risulta molto più regionale che internazionale, soprattutto se consideriamo che il pacchetto VIP del Primavera Sound di Barcellona costa comunque meno del general access di Coachella.
Primavera sound sold out in under a MONTH. wanna know why? because Sabrina, Charli, and Chappell are the headliners. your STUPID ass event will literally be HALF EMPTY in april because you decided to turn it into a trump rally @coachella congratulations. pic.twitter.com/oDoxLuHpaW
— ducki (@dxckiii) November 20, 2024
Non è solo la concorrenza europea a “minare” il trono di Coachella, ma anche la moltiplicazione di grandi eventi negli Stati Uniti. Se un tempo il deserto californiano era la meta obbligata per gli amanti della musica e dell’estetica boho-chic, oggi l’offerta si è ampliata a tal punto che esiste un festival in quasi ogni angolo del Paese, ciascuno con un proprio taglio distintivo. Basti pensare al Lollapalooza di Chicago, che da decenni richiama oltre 400 mila appassionati di rock, pop e hip-hop, oppure al Bonnaroo nel Tennessee, che ospita più di 100 mila spettatori con un’atmosfera “hippie-friendly” fatta di camping e jam session notturne. Il Gov Ball di New York, invece, ha visto nel 2023 un incremento del 15% nell’affluenza rispetto all’anno precedente, affermandosi come appuntamento imperdibile per l’intera East Coast, soprattutto considerando che la line-up è spesso simile a quella del festival californiano. A ognuno il proprio target, in un panorama che frammenta l’offerta e offre esperienze immersive, il più delle volte a costi e distanze nettamente inferiori rispetto a un weekend a Coachella. Sono queste le ragioni per cui molti appassionati di musica trovano più comodo e coinvolgente rimanere vicino casa, scegliendo festival che garantiscono comunque un’esperienza di alto livello e comparabile a quella del festival nella Valle dell’Indio, senza l’esborso di cifre astronomiche. Chissà se Coachella quest’anno riuscirà a riprendere un po’ di rilevanza culturale e ritornare in auge, nonostante la line-up scarsa che ha già deluso una parte dell’habituè del festival. Tocca aspettare Aprile per deliberare.