A Guide to All Creative Directors

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Le spie sono ancora di moda

Su Netflix è tornata The Night Agent mentre si attende di scoprire chi sarà il prossimo 007

Le spie sono ancora di moda Su Netflix è tornata The Night Agent mentre si attende di scoprire chi sarà il prossimo 007

Le spie non passeranno mai di moda. Lo dimostra The Night Agent, con la seconda stagione balzata al primo posto tra le serie più viste di Netflix, e il suo corrispettivo per i lungometraggi Back in action, comedy che segna il ritorno sulle scene di Cameron Diaz - già Charlie’s Angel nella coppia di film diretti da McG - al fianco del collega e amico Jamie Foxx. Lo show ideato da Shawn Ryan, basato sull’omonimo romanzo di Matthew Quirk, è la cosa più lineare che potrebbe mai venire offerta allo spettatore in termini di spy story, soprattutto col suo ritorno rispetto al debutto nel 2023. Se due anni fa, quando esordì in piattaforma, la storia si incentrava sulla giovane risorsa Peter Sutherland (interpretata da Gabriel Basso) costretta a sedere in uno sgabuzzino davanti ad un telefono per entrare poi in azione, stavolta The Night Agent catapulta immediatamente il personaggio in cospirazioni internazionali alle prese con armi chimiche e delicate contrattazioni. Un protagonista da subito immerso nelle vicende che lo porteranno ad agire nell’ombra, la zona preferita da ogni spia, e che di puntata in puntata andranno ad aggiungere sempre più tasselli per un quadro ampio e complesso in cui i personaggi dovranno cercare di tirarne le fila.      

  

Ciò che offre The Night Agent è un’esperienza a trecentosessanta gradi del concetto stesso di opera di spionaggio, il genere nato con l’avvento della creazione dei servizi segreti e che le due guerre mondiali hanno plasmato. Nella più classica delle maniere la serie Netflix accompagna il pubblico al fianco di un eroe che è il prototipo dell’agente che ti aspetti e il cui punto forte è esattamente questa privazione dei vari orpelli che, ad oggi, caratterizzano altri prodotti del medesimo genere. The Night Agent è la proposta dello spionaggio quasi novecentesco, nonostante l’avanzamento tecnologico e i pericoli del XXI secolo. È il protagonista semi-invincibile, privo di qualsiasi ironia, nemmeno beffarda, l’agente tutto d’un pezzo che quando si innamora deve comunque sottolineare che se gli stai vicino finirai per farti male. E funziona nella sua semplicità, che è ciò che gli spettatori dimostrano di apprezzare. È l’eliminazione delle sfumature che cinema e serie tv hanno cercato in altri lidi, volendo in quei casi se non proprio rivoluzionare il genere, almeno colorarlo. Ed è come se, in questa sua veste, The Night Agent fosse la versione beta su cui tanti altri titoli hanno poi lavorato sopra. La descrizione in continuità con Jack Ryan, meno rocambolesca e, perciò, meglio sviluppata di un qualsiasi Citadel. Dove forse la psicologia non sempre viene approfondita come in Killing Eve, seppur si tenta di fare del proprio meglio. 

In concomitanza con la sua seconda stagione, arriva su Netflix anche quella di The Recruit, uscita nel 2022 e che vede un legale della CIA alle prese con missioni impreviste. Al grido di battaglia «Non sono una spia, sono un avvocato» il protagonista Owen interpretato da Noah Centineo segue la scia dei personaggi che si ritrovano a coprire un ruolo che non gli appartiene e che lo vedrà invischiato in situazioni più grandi di un qualche processo in un’aula di tribunale. Un po’ come accadeva all’agente per caso per antonomasia, il Chuck di Zachary Levi, protagonista della serialità moderna grazie allo show ideato da Chris Fedak e Josh Schwartz. Individui totalmente estranei alle missioni sul campo eppure destinati a farne inevitabilmente parte.  A volte, invece, quello della spia è un mestiere che si è voluti dimenticare, lasciare alle spalle, scordando la regola numero uno della professione: nonostante qualsiasi cosa tu voglia fare, il passato tornerà sempre a cercarti. Se poi sei un film comico come Back in action di Seth Gordon le cose potranno volgere solo che per il meglio, con tanto di possibile sequel dietro l’angolo. Se invece ti chiami Black Doves le cose potrebbero essere più complicate, ma magari la seconda stagione ci scappa comunque. In pieno stile inglese, con Ben Whishaw che non solo fa Q, ma diventa anche James Bond (lui che era parte della saga sullo 007), l’attore ruba il posto al collega Daniel Craig affiancandosi a Keira Knightley per una serie che sovverte i canoni, soprattutto nella descrizione dei personaggi nel genere spionistico, riportando in pista due nomadi ormai vaganti costrette a rincontrarsi, mostrando quanto del loro privato può influenzarne il lavoro. Due agenti silenti tornati a fare fuoco e fiamme anche contro la propria volontà, con una venatura drammatica e quel filo di umorismo per un misurato prodotto british. 

È infatti ormai spesso questo che il pubblico ricerca e che l’industria è in grado di dare. Anche quando si tratta dei suoi titoli più famosi, esclusi i vari Jason Bourne di turno. Provare a regalare chiaroscuri inediti ai toni e ai personaggi, tanto che lo spionaggio si è spinto fino alla fantascienza con una serie come Andor, dell’universo di Star Wars. Lo fa anche con i nomi più conosciuti. È un’intuizione da non sottovalutare vedere non proprio arrancare, ma sicuramente affaticarsi Ethan Hunt/Tom Cruise nei due film di Mission: Impossible che chiudono la saga, con Dead Reckoning rilasciato nel 2023 e nel 2025 pronto a dire addio al mondo spionistico più sregolato di sempre con The Final Reckoning. Ed è ciò che è alla base di un altro successo seriale che parla di come si fallisce in quanto spie come Slow Horses di AppleTV+, con uno splendido e incorreggibile Gary Oldman per cinque stagioni in cinque anni con una in arrivo nel 2025. Un autentico fenomeno inarrestabile. 

Si può dire che, in questi anni di assenza da 007, il posto è stato tenuto al caldo fin quando Barbara Broccoli non deciderà che è il momento di annunciare il nuovo agente segreto. Sono passati quattro anni dalla chiusura del cerchio con No Time To Die, e c’è persino chi scommette ogni anno se sarà quello giusto o meno in cui verrà finalmente scelto, deciso e svelato il prossimo volto del personaggio nato dallo scrittore Ian Fleming. Un momento che potrebbe segnare un’ulteriore svolta per il genere, con Broccoli e il suo team che, a quanto è noto, desiderano una novella spia per ripartire se non dalle origini almeno per un ingaggio che va dai dodici ai quindici anni, con un interprete preferibilmente slegato da altri franchise cinematografici. Devono perciò affrettarsi visto che molti se li sono già presi la DC o la Marvel. E che alcuni dei papabili sono ormai considerati troppo grandi, vedi il Regé-Jean Page di Bridgerton. Per il momento la scelta potrebbe ricadere su Josh O’Connor, secondo le ultime voci di corridoio, mentre l’opzione Aaron Taylor-Johnson potrebbe essere naufragata, e non potrebbe essere altrimenti dopo Kraven - Il cacciatore. Ma anche un Harris Dickinson non sarebbe male, pur considerata la sua partecipazione ad una “piccola” saga, tra l’altro spionistica dal tratto fumettistico, come i Kingsman di Matthew Vaughn. Non ci resta che aspettare, seguendo nel frattempo i colleghi di James Bond sparsi in tutto il mondo e in tutti i sottogeneri.