Alla fine i Pinault hanno venduto Puma Il nuovo proprietario della quota di maggioranza è il colosso cinese Anta Sports

UPDATE 27/01/2026: Dopo le smentite, la vendita è avvenuta. Il colosso cinese Anta Sports ha annunciato l’acquisto del 29% di Puma, diventando così il maggior azionista del gruppo tedesco fondato nel 1948. L’operazione, del valore di 1,5 miliardi di euro (circa 1,8 miliardi di dollari), è stata realizzata attraverso l’acquisizione di oltre 43 milioni di azioni al prezzo di 35 euro ciascuna. A cedere la quota è la holding francese Pinault Artemis, veicolo di investimento della famiglia Pinault che controlla Kering.

La notizia ha ricevuto un’accoglienza positiva sui mercati: in avvio di scambi le azioni Anta sono salite di circa il 2%, mentre il titolo Puma ha registrato un balzo a doppia cifra. Con questa mossa strategica, Anta intende rafforzare la presenza, i profitti e la competitività di Puma in un mercato globale sempre più affollato. Puma, infatti, sta portando avanti un piano di rilancio dopo aver perso terreno rispetto a Nike e Adidas e dovendo fronteggiare nuovi concorrenti agguerriti come New Balance, On e Hoka. Nel quadro di questa ristrutturazione, l’azienda ha annunciato il taglio di 900 posti di lavoro entro la fine del 2026.

Anta, fondata nel 1991 nella provincia cinese del Fujian, è uno dei leader mondiali dell’abbigliamento sportivo. Attraverso la controllata Amer Sports, acquisita nel 2019, possiede marchi prestigiosi come Wilson, Arc’teryx e Salomon, e detiene inoltre i diritti di Fila e Descente sul mercato cinese.

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Articolo originale 26/08/2025: Il titolo Puma è volato in alto alla Borsa di Francoforte con un aumento del +18% nel pomeriggio di lunedì. Un recupero improvviso, in controtendenza rispetto all’andamento dell’ultimo anno, che ha visto il celebre brand tedesco perdere quasi il 42% del proprio valore in borsa. Il balzo nei titoli azionari è stato innescato dalle indiscrezioni di Bloomberg secondo cui la famiglia Pinault starebbe valutando la possibilità di cedere la sua partecipazione del 29% in Puma, detenuta tramite la holding Artemis. La famiglia francese, che è la stessa del gruppo Kering si sarebbe affidata a consulenti per esplorare le diverse opzioni sondando l’interesse di potenziali acquirenti. Tra i soggetti contattati ci sono i colossi cinesi Anta Sports e Li Ning, ma anche alcuni fondi sovrani del Medio Oriente. Secondo le fonti vicine al dossier, la famiglia Pinault non accetterebbe di vendere semplicemente al valore di mercato attuale (circa 800 milioni di euro, calcolati sul 29% della capitalizzazione di 2,6 miliardi di euro), ma chiederebbe agli acquirenti di pagare una somma più alta, ad esempio del 20–30% in più, portando il prezzo potenziale a 960 milioni e cioè circa 1 miliardo di euro o oltre. Questo sovrapprezzo, tipico nelle operazioni di M&A, dovrebbe riflette non solo il valore intrinseco delle azioni quotate, ma anche l’importanza strategica di acquistare la singola partecipazione più ampia in un brand globale come Puma e la rarità di un’opportunità simile sul mercato.

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L’ipotetica vendita delle azioni deriva dai problemi di liquidità dell’impero dei Pinault e delle loro società. A inizio anno, Artemis aveva emesso un bond scambiabile da 500 milioni di euro, e cioè una sorta di prestito chiesto agli investitori che permette all’emittente di rimborsarli non solo in denaro ma anche consegnando azioni di una società collegata; ma, a causa del deprezzamento delle azioni Puma, la holding della famiglia Pinault si è trovata costretta a restituire l’importo interamente in contanti, non potendo sfruttare l’opzione di pagamento in titoli del gruppo tedesco che lo scorso mese è stato costretta a diffondere un profit warning. Sappiamo già da diversi mesi che sul patrimonio della famiglia Pinault e del loro gruppo, Kering, gravano numerosi debiti e infatti la possibile uscita della famiglia Pinault da Puma si inserirebbe in una più ampia strategia di razionalizzazione degli asset. Nel gennaio 2025, Artemis ha ceduto ad Ardian il 60% di un pacchetto composto da tre immobili di pregio a Parigi, operazione dal valore complessivo non reso noto ma stimato dagli analisti in diverse centinaia di milioni. Nello stesso periodo sono stati venduti anche due outlet del network The Mall in Italia. Parallelamente, la holding francese sta cercando un partner per valorizzare l’edificio di via Montenapoleone 8 a Milano, altra proprietà di grande rilevanza.

Al momento, comunque, le deliberazioni restano in corso e non c'è ancora alcuna garanzia che si arrivi a una vendita. Sia Artemis sia Puma hanno evitato di rilasciare dichiarazioni ufficiali, mentre le richieste di commento inviate a Li Ning e Anta non hanno ricevuto risposta. È chiaro che il deal è tutto nelle fasi preliminari e sembra anche che se i Pinault troveranno un modo di ribilanciare le finanze. La loro quota nel brand, infatti, è la maggiore detenuta da un singolo azionista ma non è abbastanza grande da dare alla famiglia un controllo diretto ma solo una forte influenza in un consiglio d’amministrazione popolato da azionisti minori, che detengono il 48% circa delle azioni restanti, e da istituti come Barclays e BlackRock che ne hanno un altro 8% circa. Eppure il solo emergere della notizia ha già prodotto un effetto immediato sul titolo, dimostrando quanto i mercati siano pronti a reagire a qualsiasi segnale di cambiamento nella governance di Puma. Se la cessione dovesse concretizzarsi, segnerebbe un capitolo importante per la storia del brand nato nel 1948 e protagonista di alcune delle collaborazioni con la moda più eccitanti degli ultimi anni.

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