Nel 2026 ci piace monitorare tutto e tanto Come gli accessori smart stanno cambiando il nostro rapporto con la privacy e la salute mentale

Fine maggio. Esterno, di giorno. Alexa Chung, con indosso un trench, jeans a sigaretta e un paio di grandi occhiali da sole scuri, esce dalla porta di casa, ripresa da una telecamera di sicurezza. Per quanto banale possa sembrare questo momento nella vita tutt’altro che banale della it-girl più amata di Londra, l’immagine ha fatto il giro di Instagram, TikTok e Twitter, con fan e commentatori che hanno elogiato Chung per l’originalità del suo fit check.

Fine giugno. Esterno, di giorno. Ancora Alexa Chung, con una gonna al ginocchio, una maglietta sgualcita e gli stessi occhiali da sole scuri di prima, mentre infila la chiave nella serratura della porta d’ingresso tenendo in equilibrio una borsa tote sulla spalla, con una copia dell’Observer che spuntava dalla parte superiore. Ancora una volta, il carosello outfitcam ha ricevuto una valanga di applausi digitali, anche se il post era chiaramente in posa, con il titolo del giornale ben in vista e la borse lasciate casualmente aperte in ogni look.

«Il nuovo linguaggio visivo, ora che lo Stato di sorveglianza è diventato la norma», ha commentato un utente su X. «Instagram continuerà a promuovere contenuti come questo nell’algoritmo per normalizzare lo stato di sorveglianza e far sembrare normali gli occhiali Meta nella vita di tutti i giorni», ha aggiunto un altro utente nei commenti. Che ciò equivalga o meno a una teoria del complotto è difficile da dire, ma resta il fatto che romanticizzare anche il momento più banale della nostra giornata (come tornare a casa), immortalarlo attraverso un secondo punto di vista (la telecamera di sicurezza) e trasformarlo in valuta digitale è diventata una nuova tendenza sui social media.

Instagram a parte, sembra davvero che il 2026 sia l'anno del monitoraggio

Ansia legata alla salute e alla sicurezza

Per primi sono arrivati gli AirTag, i piccoli dispositivi Apple che si attaccano ai bagagli e ad altri oggetti personali per tenerne traccia durante i viaggi; poi il Oura Ring, anelli realizzati dall’azienda finlandese Oura Health (valutata 11 miliardi di dollari lo scorso ottobre) in grado di monitorare parametri quali la frequenza cardiaca, le fasi del sonno e l’attività fisica. Nell’ultimo anno, sembra davvero che ogni tipo di dispositivo di monitoraggio abbia raggiunto il picco di popolarità, e non solo nel mondo dello sport.

Sui social media, i dati generati da tutti questi dispositivi di tracciamento sono ormai diventati quasi un meme, da Strava alle foto delle telecamere di sicurezza, come nel caso di Alexa Chung e del creatore Scottie Butler, nella vita privata l’attenzione alle metriche relative alla salute e alla sicurezza è sfociata nella paranoia. Secondo i dati riportati da Sector Alarm, nel corso del 2025 il settore della sicurezza è cresciuto del 28% rispetto all’anno precedente, mentre il mercato italiano della casa intelligente (abitazioni dotate di sistemi e elettrodomestici connessi gestibili da remoto) ha raggiunto un valore di 1 miliardo di euro.

Non è un caso che l’ascesa dei dispositivi di sicurezza e monitoraggio personale sia avvenuta in un momento in cui i livelli di ansia relativi alla salute e alla sicurezza sono più alti che mai. Inoltre, mentre alcuni studi suggeriscono che, nei periodi di crisi e di guerra, le persone tendano a trascorrere più tempo sui propri telefoni per distrarsi, altri rapporti dimostrano che la possibilità di controllare costantemente i parametri relativi alla salute fisica e alla sicurezza può aggravare seriamente proprio quell’ansia che ha spinto le persone ad acquistare questi dispositivi in primo luogo. Un classico caso di rincorrere la propria coda.

Lo svantaggio di documentare tutto, sempre

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Tra l’Oura Ring, i dispositivi in grado di valutare il grado di usura delle scarpe da corsa e i cerotti adesivi che calcolano i livelli di elettroliti nel corpo, abbiamo un po’ perso l’orientamento. Tanto che Meta Glasses, per quanto innovative e high-tech, grazie alla minuscola fotocamera integrata che permette di postare istantaneamente sui social media tutto ciò che si sta vivendo, sono ormai conosciuti come occhiali da pervertito. E Strava, che conta quasi 200 milioni di utenti, è diventato un rischio per la sicurezza dei capi di Stato di tutto il mondo.

È proprio in questo contesto che i contenuti che trasformano il voyeurismo digitale in una tendenza diventano lo specchio di una realtà ben più complessa di un semplice “fit check” su Instagram. In un’epoca in cui chiunque può avere i propri 15 minuti di fama, anche senza saperlo, grazie agli utenti che riprendono sconosciuti con gli occhiali Meta, la privacy è diventata il lusso più prezioso di tutti. E forse, tra un attacco informatico e un attacco d’ansia scatenato da qualunque cosa ci stia dicendo il nostro anello, la scelta più salutare di tutte è semplicemente quella di non monitorare assolutamente nulla.

 

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