A Guide to All Creative Directors

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Chanel continua a investire nella filiera italiana

La Maison francese ha acquisito il 20% dell’azienda fiorentina Leo France

Chanel continua a investire nella filiera italiana La Maison francese ha acquisito il 20% dell’azienda fiorentina Leo France

Se il 2024 è stato caratterizzato dal continuo avvicendarsi dei direttori creativi, rendendo quasi impossibile tenere traccia di tutti i cambiamenti nella sfera artistica dei brand, il 2025 si preannuncia altrettanto turbolento per i designer. Tuttavia, emergono segnali di un crescente spostamento di attenzione verso le operazioni di M&A (merger and acquisition). Basti pensare che, dall’inizio dell’anno, uno dei principali argomenti di discussione è la possibile acquisizione di Versace da parte del Gruppo Prada, un’operazione che, secondo il Financial Times, sembrerebbe sempre più vicina. Sempre in Italia, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, alla fine dello scorso anno Chanel avrebbe acquisito il 20% delle quote di Leo France, un’importante azienda fiorentina leader nel settore della bigiotteria, con cui la Maison francese collabora da tempo. Si tratta di un passo significativo per la filiera italiana, che nella seconda metà del 2023 ha registrato un numero crescente di chiusure tra le medie e piccole imprese. Un dato evidente anche nell’aumento delle richieste di cassa integrazione nel 2024, che nel secondo trimestre sono cresciute del 170% in Toscana, uno dei principali poli del Made in Italy.

Secondo Il Sole 24 Ore, le quote di Chanel all’interno di Leo France potrebbero salire fino all’80% entro la fine dell’anno. Tuttavia, la Maison francese ha smentito rapidamente questa ipotesi, precisando che l’operazione rientra in una strategia di investimenti mirata, coerente con le collaborazioni di lunga data instaurate con i suoi fornitori. Chanel ha sottolineato che la partnership con Leo France è il frutto di oltre trent’anni di collaborazione, fondata su fiducia reciproca e valori condivisi. Proprio questa relazione consolidata avrebbe portato in modo naturale all’acquisizione di una partecipazione di minoranza, senza implicare un controllo più ampio dell’azienda. La Maison ha quindi ribadito che Leo France continuerà a operare in autonomia, mantenendo rapporti con tutti i suoi clienti e senza subire cambiamenti nella gestione, smentendo categoricamente l’ipotesi di un incremento della quota fino all’80%.

Eppure, questa non è la prima volta che Chanel investe nella filiera italiana. Anzi, nel periodo post-Covid il gigante dell’ultra-lusso ha rafforzato significativamente la propria presenza nella supply chain nazionale. L’Italia è infatti il Paese in cui la Maison realizza oltre la metà della propria produzione globale, grazie a partecipazioni strategiche che spaziano dalle calzature di Roveda e Nillab-Calzaturificio Ballin, ai filati di Vimar 1991 e Cariaggi, dalla maglieria di Paima fino alla conceria Samanta e alle pelletterie Renato Corti e Mabi, passando anche per il denim di Fashion Art, come riportato da MF Fashion. L’ingresso di Leo France in questo ecosistema rappresenta un ulteriore tassello di questa strategia. L’azienda, che ha chiuso il 2023 con un fatturato di 216 milioni di euro (+9%) e un ebitda di 63,7 milioni (+5%), occupa attualmente la quinta posizione nella classifica 2024 della supply chain italiana stilata da MF Fashion in collaborazione con Teha Group.

L’intenzione di Chanel di continuare a investire nel Made in Italy potrebbe sembrare un segnale positivo per la filiera italiana, che ha attraversato una crisi senza precedenti negli ultimi due anni. Tuttavia, la crescente presenza di una multinazionale francese in un’industria che dovrebbe essere una delle colonne portanti dell’economia italiana evidenzia quanto gli interventi del governo per sostenere il settore siano ancora insufficienti. Lo aveva sottolineato anche Carlo Capasa, Presidente di Camera Moda, all’inizio dell’anno, commentando la notizia dello stanziamento di 250 milioni di euro per il rilancio delle imprese italiane della moda. Capasa aveva riconosciuto l’utilità dell’investimento, pur precisando che non fosse risolutivo e che la vera questione riguardasse le modalità di distribuzione dei fondi. Inoltre, aveva evidenziato come l’attuale struttura del credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo gravasse sulle aziende della moda, auspicando una soluzione alternativa, come il saldo e stralcio proposto da Camera Moda. In assenza di un piano strutturato e incisivo da parte del governo, il rischio è che il settore del lusso in Italia perda progressivamente il proprio controllo strategico, con le maison internazionali che non si limitano più a commissionare la produzione, ma ne diventano direttamente proprietarie.