A Guide to All Creative Directors

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Alla Gen-Z non piace il vino?

La domanda è in calo sopratutto per quello rosso

Alla Gen-Z non piace il vino? La domanda è in calo sopratutto per quello rosso

Il consumo di vino in Europa cala di anno in anno. In Italia dal 2019 al 2023 le vendite nella grande distribuzione sono diminuite di quasi 10 punti percentuali. In Francia, invece, si stima che  il vino rosso – che accusa più di tutti la crisi del settore – venga consumato il 90 per cento in meno rispetto agli anni Settanta. Soprattutto i più giovani, infatti, prediligono il bianco o il rosé – entrambi riscoperti come prodotti “intellettuali”, sull’onda della diffusione dei vini naturali. Il rosso è sfavorito anche da un nuovo modo di vivere la cucina: ad esempio, si va con meno superficialità al ristorante. Come ha scritto lo chef Tommaso Melilli nel suo libro Cucina Aperta, per sempre più persone sedersi in una certa tipologia di ristoranti è un po’ come essere a teatro. Grazie soprattutto ai social network, il fine dining è diventato una forma di intrattenimento – cosa che al tempo stesso l’ha reso più “democratico” e meno elitario. Inoltre, è sempre meno raro vedere persone che vanno al ristorante da soli. In questo contesto, molti – piuttosto che mangiare e bere in un ristorante mediocre – preferiscono andare in un'enoteca con cucina e ordinare qualche piccolo piatto accompagnato da uno o più calici, mentre i ristoranti (soprattutto quelli ricercati) sono sempre più spesso scelti per le occasioni speciali. È anche per questo che assistiamo al calo del vino rosso, a favore di altri che sulla carta sono “più beverini” – come si dice nell’ambito, per indicare un vino meno impegnativo.

Con l’aumento dei flussi turistici, il panorama gastronomico di diverse grandi città – italiane e non, come nel caso di Milano, Roma, Barcellona o Parigi, tra le tante – è diventato molto più vasto e vivace. Qui, il format dell’enoteca con cucina è parecchio in voga, e non è da escludere che la crisi del vino da tavola degli ultimi anni sia in parte dovuta anche all’apertura di molti wine bar, che hanno inevitabilmente coperto parte della domanda dei consumatori. Questo è uno dei temi di cui si parla maggiormente nel settore enogastronomico, che negli ultimi anni sta però facendo i conti anche con un’altra tendenza: la sempre minore disponibilità da parte dei giovani a bere alcolici. Il fenomeno è incoraggiato dalla popolarità del movimento conosciuto come sober curious. Il trend, nato negli Stati Uniti alla fine degli anni Dieci e poi diffusosi nel resto dell’Occidente, consiste nel sospendere il consumo di alcol per migliorare il benessere fisico e mentale. Anche per questo alcune aziende stanno testando nuove opportunità, come la produzione di vini senza o con basso contenuto di alcol. Il mercato delle bevande dealcolate, non a caso, è aumentato esponenzialmente nel corso degli ultimi anni, spinto dalla domanda sempre più alta.

Perché si beve meno vino

Resta il fatto che, guardando i dati, il numero di persone che bevono è in aumento. A diminuire è la quantità di vino che viene consumata in media. Oggi, in sostanza, si beve vino quasi solo in occasioni saltuarie – ma sempre più spesso ben codificate a livello sociale. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto il fenomeno ha a che fare con l’aumento dei prezzi delle bottiglie, causato dall’incremento dell’inflazione dopo la pandemia, che ha reso più costose le materie prime necessarie per la produzione. C’è poi l’impatto del cambiamento climatico: aumentando la gradazione alcolica dei vini, il riscaldamento globale ha reso molti vini – in particolare i rossi – eccessivamente impegnativi per tante fette di pubblico, che così hanno iniziato a bere meno alcol o si sono spostate su altri prodotti, come per l’appunto i bianchi. La crisi climatica, inoltre, ha messo in difficoltà alcuni celebri Paesi produttivi, tra cui la Francia e l’Italia – favorendo invece territori con un clima meno caldo. Il calo di importazioni dalla Cina, poi, ha ulteriormente svantaggiato il mercato occidentale. Prima degli anni Ottanta il vino – soprattutto il rosso – era considerato quasi al pari di un alimento, e anche per questo era molto più presente sulle tavole delle famiglie e dei ristoranti. Oggi, invece, il consumo di vino è diventato meno “scontato”. Nonostante il minor giro d’affari, per alcuni produttori questo fenomeno non è necessariamente un male: rappresenterebbe infatti l’occasione per svecchiare l’ambito, incoraggiando un approccio più informale e anticonvenzionale verso il consumo di vino.